💭 Perché in terapia a volte ci si sente peggio prima di stare meglio?
Quando si pensa alla terapia, si immagina spesso un percorso lineare verso il benessere. In realtà, il cambiamento psicologico può includere anche momenti di difficoltà, confusione e aumento del dolore emotivo.
Ma questo significa che la terapia non sta funzionando? Non necessariamente.
🏋️♀️ Il parallelo con l’attività fisica
Proprio come nello sport, anche il cambiamento psicologico richiede uno sforzo.
Un allenamento efficace comporta:
fatica
stress muscolare
talvolta dolore
👉 Eppure è proprio attraverso questa fase che il corpo si rafforza.
Allo stesso modo, in terapia può essere necessario attraversare una fase di crisi o destabilizzazione, che rappresenta una parte naturale del processo di crescita.
🔄 La “fase di crisi” in terapia
Durante il percorso terapeutico può verificarsi una flessione temporanea del benessere psicologico.
È importante sapere che:
non sempre si sta meglio fin da subito
in alcuni casi è necessario mettere in discussione vecchi equilibri prima di costruirne di nuovi
questa fase può essere percepita come:
confusione
aumento del disagio
senso di smarrimento
👉 Tuttavia, questa esperienza non indica un fallimento, ma spesso un passaggio fondamentale del cambiamento.
🔬 Cosa dice la ricerca scientifica
Diversi studi confermano questo fenomeno:
Michael J. Lambert (2013)
Ha evidenziato che, sebbene la maggior parte dei pazienti migliori, circa il 5–10% può sperimentare un peggioramento temporaneo durante la terapia.
Questo è spesso legato alla perdita delle difese psicologiche prima dello sviluppo di nuove strategie.B. C. Yarns (2014) – Emotional Awareness and Expression Therapy
Introduce il principio: “sentire per guarire”.
Il dolore può aumentare inizialmente perché il paziente smette di evitarlo, ma questo porta a benefici a lungo termine.Verity Deary, Trudie Chalder & Michael Sharpe (2007)
Mostrano come la terapia possa causare una esacerbazione temporanea dei sintomi, dovuta all’abbandono di strategie di evitamento.
🧠 Perché il dolore può aumentare?
Le ricerche concordano su tre principali motivi:
Esposizione
si smette di evitare emozioni e ricordi dolorosi
Rottura delle difese
vengono meno i meccanismi che “anestetizzavano” il dolore
Aumento della consapevolezza
si diventa più sensibili al proprio mondo interno
emergono emozioni prima ignorate o somatizzate
👉 Il risultato può essere una sensazione di peggioramento, ma in realtà si tratta spesso di un contatto più autentico con se stessi.
🔍 Gli “esiti paradossali”
Alcuni studi parlano di un fenomeno interessante:
i sintomi sembrano aumentare
ma il paziente sta diventando più consapevole
Esempio:
prima: “sto bene” (ma con difese attive)
dopo: emergono dolore, rabbia, tristezza
Questo può generare:
confusione
disorientamento
aumento del disagio percepito
👉 Ma è proprio questo passaggio che permette un cambiamento più profondo.
🌱 Il significato del dolore nel percorso terapeutico
L’aumento temporaneo della sofferenza può essere letto come un segnale importante:
indica che si sta lavorando su aspetti profondi
aiuta a riconoscere bisogni insoddisfatti
porta alla luce schemi relazionali ripetitivi
👉 Il dolore, in questo senso, non è un ostacolo alla cura, ma parte della cura stessa.
Attraversarlo significa:
dare un nome a ciò che è stato evitato
trasformare la sofferenza in comprensione
costruire basi più solide per il cambiamento
🤝 L’importanza della consapevolezza condivisa
Quando paziente e terapeuta riconoscono insieme questo processo:
la crisi non viene vissuta come fallimento
ma come una fase di crescita
👉 Questo riduce il rischio di abbandono e rafforza il percorso terapeutico.
🧭 In conclusione
Il cambiamento psicologico non è sempre lineare.
A volte passa attraverso momenti di maggiore difficoltà, confusione e dolore.
Ma proprio come nello sport:
👉 è spesso attraverso lo sforzo che avviene la trasformazione
Riconoscere questo processo permette di affrontarlo con maggiore consapevolezza e fiducia, trasformando una fase critica in un’opportunità di crescita reale e duratura.